La dama bianca
Grazia Deledda
Nel cuore del Nuorese, il pastore Bellia riceve per tre notti consecutive la visita onirica di una donna vestita di bianco. La “dama bianca” gli rivela il luogo di un tesoro nascosto, appartenuto a Donna Maria Croce. Ma un evento inatteso lo costringe a ignorare l’avvertimento. Quando finalmente si reca nel luogo indicato, lo attende una sorpresa inaspettata…
Pubblicato nel 1894, La Dama Bianca è un racconto avvolto nel mistero, tra sogni, superstizione e destino. Le radici della narrazione affondano profondamente nel fertile terreno della cultura popolare sarda. La figura della “dama bianca”, un fantasma femminile spesso legato a storie di tesori nascosti o eventi tragici, è un archetipo presente in molte tradizioni folkloristiche, non solo sarde. Grazia Deledda, profondamente legata alla sua terra e alle sue narrazioni orali, attinge con maestria a questo immaginario collettivo, intrecciandolo con la sua sensibilità letteraria. Il paesaggio selvaggio e suggestivo del Nuorese, con le sue montagne, i boschi secolari e i luoghi isolati, funge da sfondo ideale per una storia in cui il confine tra realtà e soprannaturale si fa labile. È probabile che l’autrice abbia tratto ispirazione da leggende locali, racconti tramandati oralmente e credenze popolari riguardanti apparizioni spettrali, testamenti maledetti e tesori celati, elementi ricorrenti nella sua opera che esplora spesso il mistero, il destino e il rapporto tra l’uomo e le forze invisibili che lo circondano.
«Era una notte di maggio del 1873. In una capanna perduta nelle cussorgias solitarie del villaggio di zio Salvatore, due giovani pastori dormivano accanto al fuoco semi-spento. Fuori, vicino alla capanna, le vacche dormivano nell'ovile di pietre e di siepe, e la luna d'aprile, tramontando sull'occidente di un bel roseo flavo, illuminava la campagna sterminata, nera, chiusa da montagne nude, a picco. A un certo punto uno dei pastori si svegliò, e rizzandosi a sedere...».
Grazia Deledda
da "La dama bianca"
